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La comunità degli autori e dei lettori liberi
30 January
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Eppur si muove: cosa si dice in giro del self-publishing

Sembra che da un po’ di tempo a questa parte l’attenzione sul self-publishing sia cresciuta nei media italiani. In particolare, assistiamo a due fenomeni: da una parte vi è un proliferare di articol(ett)i, post, considerazioni e sondaggi su tanti siti, tutti a chiedersi quanto conviene pubblicarsi da solo, come diavolo si fa, e se si fa la figura dei vanesi nel farlo. Pullulano i sondaggi: sei pro o contro? Il self-publishing ucciderà l’editoria o no? Gli autori che si autopubblicano scrivono solo schifezze o in mezzo al letame può nascere un fiore? Poi ci sono i soliti furbetti che cavalcano i temi caldi del momento per vendere le loro cianfrusaglie, spacciando per oro i loro specchietti e perline e approfittando della confusione che regna sovrana. Ma di questi diremo meglio al più presto – nel frattempo rimandiamo al cauto articolo di oggi sul Guardian, a firma dello scrittore Ewan Morrison.

Dall’altro lato sembra che anche i media mainstream si stiano occupando sempre più spesso del self-publishing. Oltre ai pezzi pionieri, sempre acuti e mai sbilanciati (quasi “democristiani” verrebbe da dire) dell’ottimo Giuseppe Granieri sulla Stampa, ci sono almeno due figure di riferimento per chi s’interessa di autopubblicazione tra le penne del giornalismo italiano: il primo è Massimo Maugeri, scrittore prolifico (autore tra l’altro di L’ebook è (è?) il futuro del libro) e curatore del blog Letteratitudine. La seconda è Loredana Lipperini, attentissima osservatrice dei movimenti (quelli evidenti e quelli meno evidenti) dell’editoria italiana sul suo Lipperatura e su Repubblica. E proprio sulle pagine di Repubblica di ieri, la Lipperini racconta del nostro esperimento di guerrilla marketing Top of the tops (clicca sull’immagine per vederla interamente):


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