Cerca ↓
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
La comunità degli autori e dei lettori liberi

Archivio della categoria 'Riflessioni'

12 April
0Commenti

‘Bye bye book?’, il self-publishing e le biblioteche. Un’intervista a Carlo Ghilli


Chi è Carlo Ghilli?
Carlo è il direttore della Biblioteca “Fucini” di Empoli. Proprio quella che poche settimane ha ospitato il primo evento a livello nazionale sul self-publishing. In questa intervista si ragiona di tutto, anche degli aspetti più controversi e polemici suscitati dalla manifestazione. L’uomo è un orgoglioso esponente di quel movimento dei bibliotecari (e delle bibliotecarie) che non ha nessuna intenzione di vivere passivamente l’arrivo degli ebook nelle biblioteche. I suoi riferimenti professionali si trovano qui.

 

Come è andata per te ‘Bye bye book?’
È andata proprio bene! Le relazioni erano tutte interessanti, dettagliate e approfondite, in qualche caso veramente belle, originali e talvolta anche simpatiche. Per quanto mi riguarda sono felice che l’organizzazione logistica abbia tenuto testa all’evento egregiamente, nonostante i duecento partecipanti dal vivo e i connessi in streaming. Mi sembra che l’interesse della stampa e dei social network sia stata più che confortante, ma al di là della risposta che hanno avuto i media e i social network, ho trovato particolarmente indicativo della risuscita dell’iniziativa che la sala sia rimasta piena di persone fino alle 19.00. Un evento programmato per il sabato, che dura dalle 9 alle 19 e che giunge al termine con una novantina di spettatori presenti e soprattutto ‘viventi’ mi sembra di per sé un successo.

 

02 March
6Commenti

Notizie dal fronte editoriale (e che Foucault mi perdoni)

Sembrerà quasi paradossale, ma l’interlocutore principale di chi s’interessa di self-publishing sono gli editori. Ed è, questo, un paradosso apparente, in realtà: non certo – come sostiene qualche furbetto – perché l’autopubblicazione, così come si configura nell’industria culturale attuale, sia una forma diversa di editoria (non lo è, diciamolo chiaro e tondo!), ma perché essa nasce come risposta alternativa a un certo modo di fare editoria.

Per questo motivo accolgo con piacere ed interesse sincero un’iniziativa come quella lanciata da :duepunti edizioni, un editore indipendente palermitano che da molti anni si contraddistingue per un catalogo fatto di ottimi autori contemporanei (Lagioia, Genna, Enia, Mozzi, tra gli altri) e una bella selezione di classici, soprattutto francesi. I tre animatori della casa editrice hanno costruito una piattaforma digitale per la diffusione in open access di alcuni dei loro titoli: si chiama, con una felice scelta di battesimo, Hypercorpus, a indicare un modo immateriale (al di là del corpo) di fare libri.

Il lancio è stato preceduto dalla diffusione di uno scritto (ora disponibile qui) che ho avuto modo di valutare in anteprima e che invito tutti a leggere, perché costituisce un ottimo punto di partenza per una discussione feconda su come i libri, grazie alle tecnologie digitali, possano davvero diventare strumenti di diffusione e crescita culturale. Il breve saggio si caratterizza per un linguaggio pacato e preciso, che senza troppi giri di parole centra immediatamente alcuni nodi cruciali del mestiere di editore oggi.

28 February
0Commenti

A chi interessa il self-publishing?

Guardando la lista (ancora provvisoria) di iscritti a Bye bye book? - il primo evento italiano interamente dedicato al self-publishing, che il Self-publishing Lab ha organizzato insieme alla Biblioteca comunale Renato Fucini di Empoli – possiamo cominciare a fare alcune riflessioni su quello che è il pubblico interessato all’ancóra misterioso mondo dell’autopubblicazione.

Dei quasi 150 iscritti, una buona maggioranza è composta da personale del mondo delle biblioteche; questo si spiega facilmente considerando che è stata proprio una biblioteca (e una di quelle più all’avanguardia sul fronte digitale) a promuovere l’evento. Insieme ai bibliotecari, il grosso degli iscritti si divide equamente in due gruppi: soggetti che lavorano presso enti pubblici (province e comuni) e università (docenti e personale tecnico-amministrativo) da un lato, e scrittori (più o meno esordienti) e blogger dall’altro.

Soffermiamoci su questi ultimi: si tratta di individui che, in un modo o nell’altro, fanno della scrittura una passione, e alcuni ne guadagnano anche da vivere (magari come secondo lavoro, è dato immaginare…). Qualcuno ha anche già autopubblicato delle opere. Qualcun altro avrà il classico romanzo nel cassetto (anche se sarebbe meglio dire “nell’hard disk”). L’interesse che hanno dimostrato nei confronti di Bye bye book? è comprensibile e non necessita ulteriori spiegazioni.

Il dato rilevante, tuttavia, è un altro. A interessarsi di self-publishing non ci sono solo o prevalentemente quell’esercito di pseudoautori (cit.), quelle falangi di narcisi danarosi disposti a spendere cifre consistenti pur di essere pubblicati, quelle orde di dilettanti-perché-non-passati-attraverso-il-filtro-editoriale di cui tanto orrore sembrano avere alcuni intellettuali nostrani. A interessarsi di self-publishing ci sono anche – e in misura maggiore – esponenti di quello che sinteticamente potremmo chiamare “settore pubblico”.

Perché?

30 January
0Commenti

Roberta Salardi intervista eFFe sul self publishing

(Riporto qui l’intervista che Roberta Salardi – scrittrice e collaboratrice di diverse riviste letterarie, nonché membro della GenerazioneTQ, mi ha proposto e ha poi ospitato sul suo blog - eFFe)

Ho scoperto il sito di Self-publishing Lab seguendo in rete alcune discussioni sul self publishing. Innanzitutto un chiarimento: che cosa offre questo “laboratorio” a un aspirante scrittore?

Il sito del Self-publishing Lab NON è il sito di un’agenzia di servizi editoriali o di Print On Demand; noi non pubblichiamo assolutamente nulla, ma ci “riuniamo” in Rete per discutere ed approfondire le tematiche (e le pratiche) legate al self-publishing. Si tratta di un “lab”, appunto, di un workshop permanente, di un luogo di formazione e diffusione culturale, che nelle nostre intenzioni vuole offrire delle conoscenze e delle competenze a quegli autori che volessero far da sé, cercando di coniugare l’autonomia operativa con una costante ricerca di qualità editoriale.

L’editoria digitale è destinata a cambiare il volto dell’editoria tradizionale? Si può azzardare l’ipotesi che sottrarrà il monopolio della produzione libraria alle attuali case editrici?

L’editoria digitale non cambia solo il volto dell’editoria, ma anche della stessa esperienza di lettura. Questo significa che la diffusione del sapere passa per nuovi canali ed esperisce nuove modalità: un processo a cui bisogna prestare grande attenzione. L’editoria italiana attuale – caratterizzata, alle sue estremità, dalla presenza deformante di pochi giganti che controllano tutta la filiera produttiva, e da una miriade di editori a pagamento – può sicuramente trovare nel digitale la possibilità per creare nuovi spazi a favore di tanti altri soggetti. Il digitale però ha una sua grammatica, richiede delle competenze e soprattutto un cambio di visione: non si può più vivere di rendite (materiali e simboliche) ma bisogna comprendere che sono mutati gli stessi concetti di qualità, di autorità, d’intermediazione.

Quale aspetto delle nuove proposte (e-book, supporti digitali, pubblicazione diretta su siti Web) vi sembra più degno di attenzione?

Il recente arrivo del Kindle Store di Amazon fa ben sperare in merito alla diffusione di dispositivi di lettura, un pre-requisito imprescindibile per qualsiasi ragionamento sulla diffusione della lettura e dell’editoria digitale. Ora, sono due le cose che stanno accadendo e ci paiono degne di attenzione: la prima è che si passa – lentamente – dall’idea di libro al concetto di “medium”, cioè di veicolo, ampiamente inteso, di contenuti. La seconda è che si stanno seriamente mettendo in discussione i modelli classici di business – vale a dire di promozione e diffusione libraria – a tutto vantaggio di forme più includenti e facilmente accessibili: l’accessibilità, la reperibilità e le possibilità di condivisione dei contenuti digitali costituiscono ottime occasioni di promozione della cultura. Ma vanno tenute lontane da qualsiasi tentativo di monopolizzazione.

Parlando di libro come “medium” per associazione mi hai richiamato alla mente una riflessione di Walter Siti pubblicata su Le parole e le cose il 31 ottobre 2011. Ne riporto alcuni passi:

18 January
11Commenti

‘Top of the tops’: un’operazione di guerrilla marketing ed il self publishing scala le classifiche!

Qualcuno ricorda ancora lo storico slogan femminista ‘il corpo (o l’utero) è mio e lo gestisco io’? Sono trascorsi più di trent’anni e nonostante tutto questo tempo, lo trovo più che mai attuale e lo approvo a tal punto che ho deciso di adottarlo (e spero che nessuna si offenda) a modo mio: my ebook is my own business! 

my ebook is my own business

È mio perché miei sono i contenuti, miei sono i diritti d’autore, miei sono i guadagni e mia è la sua gestione riguardo il prezzo, la distribuzione, il negozio dove venderlo, etc… È così mio che ne faccio quello che mi pare, a tal punto che addirittura se un giorno mi venisse in mente di portarlo nella top ten dei libri più venduti da questo o quell’altro store online sai cosa faccio? Lo faccio! Lo porto lassù, in cima se possibile, e se non ci arrivo, quanto meno nei primi dieci! Ok?

È partendo da queste considerazioni e da una discussione in merito durante un pranzo con gli altri membri del Self Publishing Lab che nasce l’operazione di guerrilla marketing (le cui caratteristiche ben si addicono ai self publisher…) denominata ‘Top of the tops’. Una volta decisa la strategia per una scalata alla classifica e avuto l’ok dal comitato devo confessare che ho iniziato a sentire urla e cori che mi rimbombavano nelle orecchie (forse era l’effetto del vino?), che urlavano come a una manifestazione di femministe “l’ebookèmioelogestiscoio! l’ e b o o k è m i o e l o g e s t i s c o i o !  l’  e  b  o  o  k  è  m  i  o  e  l  o  g  e  s  t  i  s  c  o  i  o  !”.

Ed ecco fatto. Come qualcuno saprà il romanzo ‘Senza padre e madre, né rimorsi’ è stato al secondo posto nella classifica degli ebook più venduti di BookRepublic per alcuni giorni e poi via via, piano piano, è scivolato giù nel dimenticatoio dal quale era partito. Il fatto di essere nella top ten ha avuto però diversi effetti benefici e probabilmente sarebbe stato meglio non rendere pubblico lo stratagemma utilizzato, ma l’operazione è stata fatta con questo proposito quindi adesso il mago svelerà il suo trucco e poi ne trarrà (o ne trarremo) delle conclusioni…


La comunità degli autori e dei lettori liberi
top ↑