(Riporto qui l’intervista che Roberta Salardi – scrittrice e collaboratrice di diverse riviste letterarie, nonché membro della GenerazioneTQ, mi ha proposto e ha poi ospitato sul suo blog - eFFe)
Ho scoperto il sito di Self-publishing Lab seguendo in rete alcune discussioni sul self publishing. Innanzitutto un chiarimento: che cosa offre questo “laboratorio” a un aspirante scrittore?
Il sito del Self-publishing Lab NON è il sito di un’agenzia di servizi editoriali o di Print On Demand; noi non pubblichiamo assolutamente nulla, ma ci “riuniamo” in Rete per discutere ed approfondire le tematiche (e le pratiche) legate al self-publishing. Si tratta di un “lab”, appunto, di un workshop permanente, di un luogo di formazione e diffusione culturale, che nelle nostre intenzioni vuole offrire delle conoscenze e delle competenze a quegli autori che volessero far da sé, cercando di coniugare l’autonomia operativa con una costante ricerca di qualità editoriale.
L’editoria digitale è destinata a cambiare il volto dell’editoria tradizionale? Si può azzardare l’ipotesi che sottrarrà il monopolio della produzione libraria alle attuali case editrici?
L’editoria digitale non cambia solo il volto dell’editoria, ma anche della stessa esperienza di lettura. Questo significa che la diffusione del sapere passa per nuovi canali ed esperisce nuove modalità: un processo a cui bisogna prestare grande attenzione. L’editoria italiana attuale – caratterizzata, alle sue estremità, dalla presenza deformante di pochi giganti che controllano tutta la filiera produttiva, e da una miriade di editori a pagamento – può sicuramente trovare nel digitale la possibilità per creare nuovi spazi a favore di tanti altri soggetti. Il digitale però ha una sua grammatica, richiede delle competenze e soprattutto un cambio di visione: non si può più vivere di rendite (materiali e simboliche) ma bisogna comprendere che sono mutati gli stessi concetti di qualità, di autorità, d’intermediazione.
Quale aspetto delle nuove proposte (e-book, supporti digitali, pubblicazione diretta su siti Web) vi sembra più degno di attenzione?
Il recente arrivo del Kindle Store di Amazon fa ben sperare in merito alla diffusione di dispositivi di lettura, un pre-requisito imprescindibile per qualsiasi ragionamento sulla diffusione della lettura e dell’editoria digitale. Ora, sono due le cose che stanno accadendo e ci paiono degne di attenzione: la prima è che si passa – lentamente – dall’idea di libro al concetto di “medium”, cioè di veicolo, ampiamente inteso, di contenuti. La seconda è che si stanno seriamente mettendo in discussione i modelli classici di business – vale a dire di promozione e diffusione libraria – a tutto vantaggio di forme più includenti e facilmente accessibili: l’accessibilità, la reperibilità e le possibilità di condivisione dei contenuti digitali costituiscono ottime occasioni di promozione della cultura. Ma vanno tenute lontane da qualsiasi tentativo di monopolizzazione.
Parlando di libro come “medium” per associazione mi hai richiamato alla mente una riflessione di Walter Siti pubblicata su Le parole e le cose il 31 ottobre 2011. Ne riporto alcuni passi:
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