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La comunità degli autori e dei lettori liberi
08 Maggio
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Il Self-publishing: come si fa in pratica

self-publishingCi siamo. Ne parlavamo da tempo, ma ora siamo pronti a partire: organizziamo un seminario dedicato agli autori che vogliono capire come fare a pubblicare il proprio libro sfruttando tutte le opportunità che gli ebook e il print on demand mettono loro a disposizione.

Venerdì 15 giugno – Marina Romea (RA) – 9:30/17.00

WORKSHOP

PUBBLICARE IL PROPRIO LIBRO AI TEMPI DEGLI EBOOK

STRUMENTI E TECNOLOGIE PER CHI SCRIVE

Non si tratta di un convegno, ma di una full immersion per impadronirsi degli strumenti che servono per pubblicare e diffondere il proprio libro con il massimo della qualità e dell’efficacia che la tecnologia ci permette oggi. E per non buttare via soldi con gli editori a pagamento, ma neppure con i troppi specchietti per le allodole che circolano in rete. Quelli per intenderci dove è possibile autopubblicare il proprio lavoro, ma solo all’interno di un certo sito internet o di una certa libreria online.

Non ci si può accontentare di queste soluzioni, quando si può fare un lavoro di qualità. Quando si può lavorare con responsabilità su tutti gli aspetti della propria opera e portarla sugli scaffali di tutte le librerie online adottando gli stessi strumenti che i grandi editori possono offrire ai loro autori più blasonati (e, forse, anche qualcuno che loro non conoscono…).

07 Maggio
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Il self-publishing al Salone del Libro di Torino

Salone di Torino 2012

Sabato 12 Maggio alle ore 13 puoi incontrare due rappresentanti del Self Publishing Lab al Salone del libro di Torino. In occasione del convegno “Book to the future”, Sergio Covelli e Mauro Sandrini presenteranno in anteprima il seminario internazionale di giugno “Pubblicare il proprio libro ai tempi degli ebook”.

Ti aspettiamo!

Il convegno si svolgerà qui.

12 Aprile
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‘Bye bye book?’, il self-publishing e le biblioteche. Un’intervista a Carlo Ghilli


Chi è Carlo Ghilli?
Carlo è il direttore della Biblioteca “Fucini” di Empoli. Proprio quella che poche settimane ha ospitato il primo evento a livello nazionale sul self-publishing. In questa intervista si ragiona di tutto, anche degli aspetti più controversi e polemici suscitati dalla manifestazione. L’uomo è un orgoglioso esponente di quel movimento dei bibliotecari (e delle bibliotecarie) che non ha nessuna intenzione di vivere passivamente l’arrivo degli ebook nelle biblioteche. I suoi riferimenti professionali si trovano qui.

 

Come è andata per te ‘Bye bye book?’
È andata proprio bene! Le relazioni erano tutte interessanti, dettagliate e approfondite, in qualche caso veramente belle, originali e talvolta anche simpatiche. Per quanto mi riguarda sono felice che l’organizzazione logistica abbia tenuto testa all’evento egregiamente, nonostante i duecento partecipanti dal vivo e i connessi in streaming. Mi sembra che l’interesse della stampa e dei social network sia stata più che confortante, ma al di là della risposta che hanno avuto i media e i social network, ho trovato particolarmente indicativo della risuscita dell’iniziativa che la sala sia rimasta piena di persone fino alle 19.00. Un evento programmato per il sabato, che dura dalle 9 alle 19 e che giunge al termine con una novantina di spettatori presenti e soprattutto ‘viventi’ mi sembra di per sé un successo.

 

28 Marzo
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“Bye bye book?”: poco self e molto social

(Photo credit: Carlo Ghilli)

Giornata campale, quella di sabato scorso alla Biblioteca Fucini di Empoli. Tre mesi di fatica culminati in un evento che possiamo senz’altro definire più che riuscito, se solo guardiamo ai numeri: quasi 200 partecipanti presenti, 250 persone connesse alla diretta video su Byebyebook.it, altrettante visualizzazioni, in sole ventiquattr’ore, ai tre Storify diligentemente redatti da Marta Traverso, che ben riassumono l’interazione tra i relatori presenti e chi seguiva via Twitter. Nessun ferito, al massimo un po’ di mal di testa per il poco sonno delle notti precedenti.

Provo a sciogliere alcuni nodi e a sottolineare alcuni punti emersi in maniera cristallina dalla giornata di studi.

1) La questione del nome

A qualcuno non è piaciuto il titolo della conferenza: accettiamo la critica, e per questo è giusto spiegarne le origini e le ragioni. “Bye bye book” nasce come battuta durante una delle prime riunioni organizzative tra la Biblioteca Fucini e noi del Self-publishing Lab: tutti ne percepiscono immediatamente la carica provocatoria, tant’è che si concorda di aggiungere il punto interrogativo proprio per sottolineare il fatto che non si tratta certo di un’affermazione perentoria o peggio di una funesta previsione, ma di uno stimolo alla discussione. Del resto, è proprio la nozione di libro che sta al centro della riflessione collettiva di tutti i relatori; se tale nozione evolve, questo non può che influenzare tutte le fasi e i processi relativi alla produzione e diffusione dell’oggetto-libro: dalle pratiche di scrittura al concetto di autore, dalle modalità di lettura digitale a quelle di prestito bibliotecario, dalle forme dell’autopubblicazione ai suoi risvolti legali.

02 Marzo
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Notizie dal fronte editoriale (e che Foucault mi perdoni)

Sembrerà quasi paradossale, ma l’interlocutore principale di chi s’interessa di self-publishing sono gli editori. Ed è, questo, un paradosso apparente, in realtà: non certo – come sostiene qualche furbetto – perché l’autopubblicazione, così come si configura nell’industria culturale attuale, sia una forma diversa di editoria (non lo è, diciamolo chiaro e tondo!), ma perché essa nasce come risposta alternativa a un certo modo di fare editoria.

Per questo motivo accolgo con piacere ed interesse sincero un’iniziativa come quella lanciata da :duepunti edizioni, un editore indipendente palermitano che da molti anni si contraddistingue per un catalogo fatto di ottimi autori contemporanei (Lagioia, Genna, Enia, Mozzi, tra gli altri) e una bella selezione di classici, soprattutto francesi. I tre animatori della casa editrice hanno costruito una piattaforma digitale per la diffusione in open access di alcuni dei loro titoli: si chiama, con una felice scelta di battesimo, Hypercorpus, a indicare un modo immateriale (al di là del corpo) di fare libri.

Il lancio è stato preceduto dalla diffusione di uno scritto (ora disponibile qui) che ho avuto modo di valutare in anteprima e che invito tutti a leggere, perché costituisce un ottimo punto di partenza per una discussione feconda su come i libri, grazie alle tecnologie digitali, possano davvero diventare strumenti di diffusione e crescita culturale. Il breve saggio si caratterizza per un linguaggio pacato e preciso, che senza troppi giri di parole centra immediatamente alcuni nodi cruciali del mestiere di editore oggi.


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